Salvatore D`Anna

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           Salvatore D`Anna -> 1989
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Gli ultimi 365 giorni degli anni ottanta sono stati particolarmente densi, in questo lasso di tempo The Cure pubblicarono Disintegration ed i Nirvana uscirono con il loro primo lavoro in studio: Bleach; la Prima Repubblica italiana registrò lavvicendamento tra Francesco Santo e Giuseppe Carratelli alla carica di Sindaco di Cosenza e quello tra Ciriaco De Mita e Giulio Andreotti, in rappresentanza del Pentapartito, sulla poltrona di Primo Ministro del Belpaese. Nellaprile del 1989 andò in onda su Rai Tre la prima puntata di Blob, in giugno un uomo armato di buste di plastica piene di chissà cosa bloccò dei carrarmati in Piazza Tienammen e nel mese di novembre le rovine del Muro di Berlino cominciarono a seppellire il mondo dove le nostre madri ed i nostri padri avevano imparato ad odiare e ad amare.

Per la nostra generazione il 1989 è riassunto dallimmagine del televisore di casa sintonizzato su un telegiornale che trasmette le immagini del collasso del regime di Ceausescu in Romania. Se ci si concentra si riesce ancora a sentire il tono indignato delle signore ad esclamare: Doro cavevano i rubinetti del bagno stì bastardi, doro!. Nel giorno di San Valentino si disputò unamichevole tra il Cosenza Calcio e la selezione pluri-nazionale dellUnione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Sebbene il glacis comunista dellEuropa dellEst fosse prossimo alla dissoluzione, la squadra di calcio che faceva riferimento al Cremlino godeva di ottima salute. Pochi mesi prima, nellestate dellottantotto, la squadra del Colonnello Lobanovsky aveva raggiunto la finale dellEuropeo, per essere poi battuta dallOlanda di Marco Van Basten, alcuni dei suoi giocatori stavano ottenendo un discreto successo sui campi dellEuropa occidentale e la prospettiva di un buon piazzamento al mondiale italiano del millenovecentonovanta spinse i dirigenti sovietici ad organizzare un tour invernale in Italia.



La 5 di Ugo Napolitano contrasta un fuoriclasse sovietico


Il Cosenza di Mister Bruno Giorgi, dal canto suo, stava disputando un campionato al di sopra delle aspettative; i Lupi, neopromossi, stazionavano nelle posizioni nobili della classifica anche se proprio due giorni prima dellamichevole, il dodici di Febbraio, avevano patito una sconfitta che a fine campionato avrebbe loro negato una clamorosa promozione in serie A: 3 a 1 allo stadio Zini di Cremona.

Le settemila persone che in quel mite quattordici di Febbraio accorsero al San Vito assistettero alla gara tra gli atleti locali, privi di giocatori del calibro di Venturin, Marino, Bergamini e Padovano ed i sovietici, che lamentavano invece le assenze di Zavarov e Dobrovolsky, in un clima di spensieratezza.

I silani, spinti dalle folate di Urban, dalle magie di Lucchetti e sostenuti dalla prestanza di Castagnini si cimentarono nello sforzo di limitare la classe di gente come Protassov, Belanov (Pallone dOro nellottantasei) e Mikhailichenko. Limpegno del Cosenza non fu, tuttavia, sufficiente ad impedire ai vicecampioni dEuropa di espugnare il San Vito per due a zero. La formazione guidata da Lobanovsky, composta nella sua grande maggioranza da giocatori ucraini, si schierò con un sorprendente libero (Aleinikov) a dirigere le operazioni del pacchetto arretrato. La stella dellincontro fu Mikhailichenko, che lanno dopo avrebbe firmato per la Sampdoria. La sua classe, la sua chioma platinata e il fatto di aver realizzato il primo gol dellincontro lo aiutarono ad essere ricordato come il matador dei Lupi insieme a Protassov, che mise la firma sul definitivo due a zero. Mentre sul versante casalingo fu Urban ad ascendere agli onori della cronaca, soprattutto per la sfortunata conclusione che centrò il palo della porta difesa da Chanov sul finire del primo tempo.



La prima sgambatura dei sovietici sul suolo cosentino


Sicuramente i dirigenti accompagnatori dellURSS avranno segnalato a Mosca il comportamento eretico ed anarchico dei tifosi dei Lupi, cosa che non sarà sfuggita allocchio cinico ma sornione del Colonnello Lobanovsky che, secondo la Gazzetta del Sud, era un deciso sostenitore della politica del disgelo proposta dal suo amico Gorbaciov.

Cosenza-URSS fu, ad ogni modo, linizio della seconda vita di Sergei Aleinikov; il giocatore bielorusso, difatti, dopo aver sfiorato il tetto dEuropa con la sua nazionale nellottantotto, dopo aver vinto la Coppa UEFA con la Juventus lanno successivo e aver galleggiato tra serie A e B con il Lecce ad inizio degli anni novanta decise di smettere di pensare alla sua carriera in termini di profitto per cominciare ad ascoltare il proprio cuore. Tale processo terminò quando, nella stagione 97-98, chiuse la propria traiettoria agonistica sulle sponde dello Ionio cosentino giocando per il Corigliano-Schiavonea.

La mia squadra si è espressa bene, ma non posso dare giudizi sui nostri avversari tenuto conto che era la prima volta che li vedevo allopera. La voce stanca e incerta del traduttore rimediato alla bisogna si levava nella vecchia sala stampa dello stadio San Vito al termine di quella che il colonnello Valerj, con il solito riconosciuto garbo sovietico, definiva esperienza necessaria che ci ha permesso di incentivare il contatto con uninteressantissima realtà calcistica come quella italiana.

Così la gara amichevole tra Cosenza e Unione Sovietica che è cosa assai strana anche solo a sentirsi era andata in archivio, almeno sul campo. In sala stampa Lobanovsky si dimostrò cortese pur non concedendosi più di tanto. Dribblando di netto i capziosi quesiti dei cronisti cosentini sulla crisi di Zavarov e le alterne sfortune di Dobrovolsky, si congedava lasciando rapidamente il campo al collega Bruno Giorgi e al buon Roberto Ranzani, il primo scomparso nel 2010 mentre il secondo, direttore sportivo e grande scopritore di talenti, pochi giorni fa a seguito di una brutta malattia. A preoccupare i tecnici rosso-blu non erano però il risultato o il gioco espresso, ma le condizioni del portierone Gigi Simoni, costretto ad abbandonare il rettangolo di gioco allinizio della ripresa (sostituito dal dodici Fantini) per un forte dolore alla mano destra dopo un normale scontro di gioco con Mikhailichenko.





In attesa di accertamenti, il primo bollettino medico parlava di possibile frattura del quarto e quinto metacarpo della mano destra, in soldoni quaranta giorni di stop, diagnosi poi ampiamente confermata. Simoni in quella partita aveva dato il massimo parando di tutto e conquistandosi i complimenti del collega Chanov che difendeva i pali sovietici al posto del titolare Dassaev, rimasto in patria per infortunio. Ed è proprio il buon Gigi Simoni che con i supporters cosentini conserva ancora oggi un rapporto speciale dovuto anche al suo impegno in seno allAssociazione Verità per Denis Bergamini a svelare ben ventisette anni dopo in esclusiva per Mmasciata.it il segreto legato allorigine del proprio infortunio:

Ora a distanza di anni posso svelare il mistero della frattura. Non mi ruppi il 4 e 5 metacarpo in uno scontro di gioco con Mikhailichenko ma in un diverbio nellintervallo con il mio amico Urban. Mi fece incazzare di brutto e allora io per non colpire Alberto scagliai un potentissimo destro sul mio armadietto, piegai la parete ma dopo qualche minuto mi si gonfiò la mano e dovetti uscire dal campo. Furono Giorgi e Ranzani (grandissimi!) a inventare la storia dello scontro con il fuoriclasse sovietico per non alimentare voci di dissidi allinterno dello spogliatoio che effettivamente non cerano.
Da perfetti Apparatĉik termine russo sovente utilizzato per identificare un burocrate apparato di partito o governativo Giorgi e Ranzani imposero e riuscirono a conservare quel segreto quasi di Stato schivando a priori i possibili affondi dei volponi della carta stampata e impartendo ai sovietici una sonora lezione di guerra fredda. Lo fecero per preservare lintegrità dello spogliatoio, bene supremo da tutelare. Quel giorno, almeno fuori dal campo, furono loro a pareggiare, se non addirittura vincere.

Per approfondire:

Archivio Storico di Gazzetta del Sud, articoli di Paolo Toscano nelle edizioni del 15 e 16 febbraio 1989.
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